L'affermazione dell'ultradestra nell'Est tedesco svela la fragilità delle formule tradizionali: la risposta liberale e riformista contro la deriva antisistema.
Milano, 6 settembre 2026 – «L’esito del voto in Germania, con la prevedibile affermazione plebiscitaria di Alternative für Deutschland (AfD), non rappresenta una scossa isolata o una parentesi locale: è la spia manifesta di una crisi sistemica che investe la tenuta democratica e gli equilibri dell’intero continente. La demagogia populista intercetta il malessere economico e le insicurezze sociali cavalcando la rabbia, ma propone risposte regressive, velleitarie e del tutto prive di reale capacità di governo».
Così Jonny Crosio, Segretario Nazionale di Area Liberale Federalista (ALF), commenta i dati e gli scenari che emergono dalle consultazioni elettorali in Germania.
«Quanto accade oltre frontiera – prosegue Crosio – trova un parallelo immediato ed evidente nella dinamica politica italiana con l'ascesa di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale, intrisi di nazional-populismo regressivo e pericolose ambiguità filorusse. Di fronte a queste spinte estreme e antisistema, i poli tradizionali appaiono inerti, paralizzati e incapaci di dare risposte credibili. Da un lato abbiamo una destra imprigionata nei propri massimalismi, ostaggio di pulsioni nazionaliste e di ambiguità geopolitiche che ne bloccano l'azione, impedendole di decidere con autorevolezza e di confermare con coerenza la nostra naturale collocazione occidentale ed euro-atlantica. Dall'altro, una sinistra altrettanto bloccata nei propri veti ideologici, ostaggio del consociativismo assistenziale e lontana dalla realtà quotidiana di chi fa impresa, delle filiere industriali e del lavoro autonomo».
«Questo stallo bipolare, schiacciato sulla radicalizzazione e sulla rendita elettorale degli estremismi, dimostra che siamo davanti a un passaggio cruciale. Non bastano più l'indignazione di maniera o gli allarmi a scoppio ritardato: il momento impone con urgenza il ritorno a una politica autentica, autorevole e pragmatica, capace di governare le trasformazioni e affrontare le cause reali del disagio. Le derive populiste non si contengono con i tatticismi o con le formule del passato, ma opponendo loro una cultura di governo rigorosa: un baricentro repubblicano solido e riformatore, fondato sul federalismo della responsabilità, sulla mobilitazione delle risorse per la crescita delle filiere, sul merito e su una netta scelta di campo euro-atlantica. È questa la sola politica in grado di togliere spazio alla demagogia e di garantire stabilità e tenuta democratica al Paese e all’Europa».