Il dibattito pubblico italiano fatica a distinguere tra spesa improduttiva e investimenti strategici. Le polemiche sui fondi della Legge di Bilancio destinati alla Fondazione Luigi Einaudi ne sono l'ennesima dimostrazione. Paradossalmente, si cerca lo scandalo per risorse assegnate a chi produce ricerca, analisi e competenze di policy al servizio delle istituzioni.
I progetti sostenuti hanno un valore innegabile:
- Un Osservatorio sui Balcani e sul Sud Est Europa (guidato dall’Ambasciatore Mattiolo), presidio geopolitico indispensabile affinché l'Italia torni a esercitare un ruolo di potenza regionale.
- L'Osservatorio su “Carta, Penna e Digitale”, che promuove politiche attive per arginare la silenziosa emergenza dei disturbi dell'apprendimento tra gli studenti.
L'indipendenza intellettuale di un think tank risulta ormai incomprensibile a chi legge la politica con faziosità. La Fondazione non fa politica attiva, ma promuove idee liberali da chiunque provengano. Per questo subisce narrazioni opposte: sui referendum giustizia era dipinta come “megafono della maggioranza”, oggi per i detrattori è l'ombra di Calenda.
Come ALF, lanciamo una sfida intellettuale al Presidente Benedetto: provi a proporre un'iniziativa liberale alla sinistra. L'impresa più ardua non sarà organizzare il confronto, ma scovare un tema di vera libertà effettivamente condiviso da quelle forze.
L'Italia ha bisogno di centri di pensiero rigorosi e autonomi, che guardino oltre la polemica quotidiana.
La Fondazione Einaudi è un'eccellenza in questo senso e ha il nostro pieno sostegno.